Aldo Bianchini
SALERNO – “Voglio vederti danzare”, l’opera ultima dell’avvocato-scrittore Emilio Sarli sbarca a Salerno; e lo sbarco avviene in pompa magna e nel migliore dei modi.
A ricevere lo scrittore, già autore di diverse altre opere letterarie, sarà l’Associazione Lucana nella sede storica di Salerno la sera del 28 settembre prossimo dalle ore 18.00 in poi nell’ambito del caffè letterario che detta associazione organizza ormai da decenni.
Gli onori di casa saranno fatti dal presidente dell’associazione prof. Rocco Risolia e dal presidente onorario avv. Paolo Carbone. Il presidente Risolia sta completando in questo periodo una interessantissima pubblicazione concernente tutta la storia della stessa associazione; due volumi per oltre mille pagine con foto e report giornalistici che daranno alla prestigiosa associazione dei lucani a Salerno la giusta dimensione sociale, culturale e politica.
Il compito di condurre la serata culturale toccherà al noto e decano giornalista valdianese Pietro Cusati (detto Pierino) che accompagna da sempre l’avvocato-scrittore Emilio Sarli e conosce le sue opere nei minimi dettagli. L’autore, poi, farà il resto con la sua solita verve dialettica che definire affabulatrice è come dire poco; Emilio Sarli racconta i suoi libri e rfiesce a far vedere, almeno con l’immaginazione, le scene che ne contraddistinguono i momenti salienti che nella fattispecie di “Voglio vederti danzare” spazia dalla Sicilia alla Basilicata attraverso la Campania in un viaggio estatico d’altri tempi.
Cenni sul caffè letterario
Il Caffè Letterario del 28 Settembre “Voglio vederti danzare” – Romanzo di Emilio Sarli Un viaggio estatico dal Satiro danzante di Mazara del Vallo (Trapani) al Satiro pugnante (o inginocchiato) di Armento (Potenza) Dalla Sicilia alla Lucania per esaltarne i tesori archeologici più nascosti ed elevarli a poesia. Di recente, nelle librerie d’Italia, per Bonfirraro editore, è uscito “Voglio vederti danzare – Viaggio estatico dal Satiro di Mazara al Satiro di Armento” il nuovo romanzo di Emilio Sarli, l’avvocato-scrittore originario di Padula (Salerno) che, innamorato della superba bellezza dei Beni culturali in Italia, li trasforma in sublimi e inedite creazioni letterarie. Il titolo dell’ultima opera, questa volta, è di quelli che non si dimenticano e rimanda all’omonima composizione del raffinato cantautore Franco Battiato. È così che diviene immediatamente preludio di una narrazione erudita – come quelle a cui Sarli ha abituato il suo lettore – incentrata, dunque, sul Satiro di Mazara, conosciuto appunto come il Satiro danzante, e su quello di Armento, noto come il Satiro Inginocchiato: due sculture bronzee di epoca ellenistica colte nelle loro pose plastiche, simbolo di fertilità e della forza vitale della natura, dalla divina bellezza che ancora oggi incanta e seduce. Il libro è reperibile negli store (on-line Ibs.it, Amazon.it) e nelle librerie on-line Mondadori store.it e Feltrinelli.it. Dopo l’esperimento ben riuscito de “La Dea di Morgantina e il ritorno della Madre Terra”, Sarli ritorna in Sicilia immaginando un itinerario che conduca la sua protagonista Cinzia, la giovane ragazza partenopea, mai satolla di bellezza, al cospetto del Satiro Danzante, un’opera dall’antica armonia classica emersa dal mare prospicente nel marzo del 1998, che tanto l’aveva piacevolmente ossessionata. Nella cittadina lilibea, l’incontro con lo scultore di sabbia, prima, e poi con un personal trainer piacione – che scolpisce corpi come fossero statue – la farà immergere in un viaggio estatico e coinvolgente, in cui si alternano e si confondono storie di satiri festanti, gradienti, dormienti, che evocano l’universo mitologico di Dioniso, Eracle e di altri dèi, semidei, demoni, sileni, menadi, folletti, etère, eroti, efebi, ierofanti, guerrieri. Il percorso storico e visionario prosegue dalla Sicilia verso la Lucania sulle tracce del Satiro Pugnante – custodito attualmente al museo di Monaco di Baviera – per scoprire i legami cangianti tra gli assetti dei paesaggi e quelli dei sentimenti, fino a capire il senso ultimo di una fascinazione senza tempo e senza eguali, quella del Meridione d’Italia, che ognora seduce, interroga e tormenta. Il Satiro danzante è una statua bronzea, prodotto originale dell’arte greca di epoca classica o ellenistica. La scultura rappresenta un satiro, essere mitologico facente parte del corteo orgiastico del dio greco Dioniso. Il Satiro Danzante di Mazara del Vallo è l’emblema della bellezza mediterranea, esempio del patrimonio sommerso recuperato nel canale di Sicilia. La preziosa statua bronzea, databile sul finire del IV secolo a.C. ed attribuibile alla scuola del celebre scultore, Prassitele, è esposta nel Museo di Sant’Egidio di Mazara del Vallo, ubicato in un edificio di rilevante interesse architettonico: una chiesa sconsacrata che fu costruita tra gli inizi del 1500 e la fine dello stesso secolo. La statua bronzea venne rinvenuta tra il 1997 ed il 1998, nei fondali del Canale di Sicilia, dal peschereccio “Capitan Ciccio”, appartenente alla flotta marinara di Mazara del Vallo e comandato dal capitano Francesco Adragna, Si ipotizza che la statua facesse parte di un carico di una nave naufragata nell’area di mare tra Pantelleria e Capo Bon, in Tunisia, tra il III e il II sec. a. C. periodo di grande diffusione del commercio antiquario nell’antichità. Il Satiro, colto nel momento dell’estasi della danza orgiastica, ruotava sulla gamba destra impugnando i simboli del culto: nella mano sinistra il kantharos (calice per il vino) e nella destra la canna del tirso ornata da un nastro e coronata da una pigna. Sulla spalla una pelle di pantera. L’abbandono del capo, la chioma fluente, le labbra socchiuse, la torsione del busto fanno pensare al delirio della danza vorticosa, sommata all’eccitazione del bere, in cui il danzatore andava in trance, fissando la pigna sul tirso e ruotando intorno a sé stesso fino alla perdita dei sensi.
Voglio vederti danzare: sbarca a Salerno
