MURO LUCANO: il sentiero delle ripe

 

Aldo Bianchini

MURO LUCANO (PZ) – Lo splendido articolo firmato dalla giornalista Emanuela Calabrese per conto di “lecronachelucane.it” (ed. 31.03.25) con il titolo “Agli open outdoor Experiences Muro, Ruoti, Pietrapertosa e Castelmezzano” mi ha fatto ritornare indietro di circa ottant’anni, quando da bambino mi affacciavo ai balconi o alle finestre di casa nel pieno centro del Pianello ed istintivamente guardavo giù nei dirupi senza alcuna possibilità di immaginare che un giorno quei dirupi sarebbero diventati luogo incantato ad alta attrazione turistica.

Scrivo questo perché nella narrazione della giornalista Calabrese ho riscoperto anche il sentimento che tutti noi muresi nutriamo per il nostro paese, per il suo borgo antico e per tutte quelle sue tipicità difficilmente riscontrabili in altre realtà territoriali.

Questo è stato rappresentato, ottimamente, dal sindaco Giovanni Setaro (con al seguito una nutrita rappresentanza della Pro Loco murese) nel contesto di un convegno tenutosi nella zona di Capaccio/Paestum; ed ho apprezzato molto l’intenzione del sindaco di voler mettere in sicurezza la diga dell’ex lago artificiale e di voler rimettere in sesto il “sentiero della diga”; non so se è quello che dal ponte di Annibale porta verso la zona lago (situato sul fondo della valle) o presumibilmente quello più moderno ricavato verso l’alto della valle (come intravedo dalle foto), per completare un discorso di attrazione turistica che si annuncia molto interessante.

Quel sentiero in basso, una volta impraticabile, potrebbe restituire all’occhio del turista-escursionista una visione quasi celestiale delle bellezze naturali che degradano dall’alto verso il basso con strapiombi di alcune centinaia di metri.

Ricordo di aver percorso da solo quel sentieri quando era completamente avvolto dalla natura; un giorno dell’estate del 1973 mi trovavo a casa nel Pianello e mi venne l’idea di scendere verso il ponte di Annibale (dalla parte dei mulini) per poi infilarmi in uno stretto tunnel ricavato (forse ai primi del ‘900) nel muro di fondazione del ponte e proseguire sul sentiero ben visibile, seppure pieno di arbusti, verso la famosa diga.

Lo spettacolo mi impressionò tantissimo; sopra di me gole altissime e speroni di roccia messi lì ad immortalare il trascorrere dei secoli; tentai di arrivare fin sotto la diga, non ce la feci. Gli ostacoli erano tanti e superarli comportava un rischio da non correre. Probabilmente se in compagnia sarei riuscito a percorrere qualche chilometro in più.

Ovviamente, almeno credo, quel sentiero da me percorso non ha niente a che fare con il “sentiero della diga” di cui si è parlato a Capaccio/Paestum che, come detto, è stato realizzato in epoca recente e dovrebbe trovarsi in posizione sopraelevata rispetto all’altro, presumibilmente scavato quando hanno realizzato la diga.

Spero di rifare quel percorso quanto prima, anche grazie all’azione del sindaco Setaro; quelle straordinarie bellezze naturali vanno visitate sia dall’alto che dal basso.

 

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