da Pietro Cusati (Giurista-Giornalista)

Massimo Troisi ,timido ,introverso,pigro,era nato il 19 Febbraio 1953, a San Giorgio a Cremano, figlio di un capotreno  delle Ferrovie dello Stato,da neonato fu  premiato dalla Plasmon come il “bambino più bello e più sano”.Si diplomò da Geometra .La sua ultima interpretazione è stata  Il Postino .Non si è mai sentito un divo.  Una Casa vera ,  a  Troisi  la parola museo  non sarebbe piaciuta ,è stata aperta anche una seconda dimora, la “Sala Massimino”,così lo chiamavano  da giovane i familiari,dove  si tengono incontri letterari e musicali e alle pareti è esposta una mostra permanente di ritratti di Massimo Troisi. Il suo destino era avviato verso il mondo della commedia dell’arte, come ne Il viaggio di Capitan Fracassa (film del ‘90, diretto da Ettore Scola) , dove entrò senza santi in paradiso e tanto meno per eredità familiari. Con Lello Arena e Enzo Decaro formarono il trio La Smorfia e andarono ad esibirsi al Teatro Sancarluccio. Ma fu al cabaret romano La Chanson che il regista Enzo Trapani li vide e nel 1977 li ingaggiò per la trasmissione di Rai1 Non stop. Un trionfo, specie per Troisi che nel 1981 ,dopo lo scioglimento de La Smorfia, firma la sua prima regia con Ricomincio da tre, pellicola che decretò la nascita di una stella, luminosa e amata subito da tutti.  Il dono più grande che possedeva Massimo Troisi  era  la  capacità di regalare serenità anche semplicemente con uno sguardo, con il suo sorriso. Non era mai triste, aveva quel velo di malinconia che si portava appresso dall’infanzia. Per lui era stata difficile, perché per i problemi al cuore aveva dovuto rinunciare a tante cose. Tipo, giocare a pallone. Massimo diceva spesso che per una carriera di calciatore anche di serie D avrebbe barattato tutto quello che aveva fatto da attore. A calcio poi è riuscito a giocare, perfino con il suo fraterno amico Diego Armando Maradona: partite di beneficenza per aiutare i bambini cardiopatici bisognosi di aiuto come era capitato a lui. Gesti di generosità, mai sbandierati, perché il bene sì fa ma non si dice era anche il suo comandamento.

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