Tangentopoli (97): le elezioni amministrative del 21 novembre 1993

 

Aldo Bianchini

Vinceno De Luca nel '93

SALERNO – La comunità salernitana, in piena tangentopoli e mentre è appena iniziato il processo per il cosiddetto scandalo della “Fondovalle Calore”, con oltre trenta imputati, viene chiamata alle urne anticipatamente in quanto il sindaco Vincenzo De Luca (eletto dal Consiglio Comunale in quella seduta storica del 22 maggio 1993) si era improvvisamente dimesso il giorno 1° luglio 93 diffondendo il seguente messaggio mediatico:

  • Siamo in una situazione in cui anche mantenere una posizione di puro servizio per la città rischia di essere visto, o strumentalizzato, come ottusa volontà di potere”.

 

Col senno di poi, tutti capiranno che quello è stato un momento storico per la città (e non solo !!), ma che stato anche è il momento in cui per la storia nasce l’epopea deluchiana.

Perché ? Perché De Luca gioca, con grande strategia politica, il famoso “asso nella manica”; potrebbe continuare a fare il sindaco a lungo e senza problemi, lo schieramento politico è ai suoi piedi e la sua presenza come sindaco può tamponare l’azione travolgente della Procura che vede in lui “l’uomo della provvidenza e del bene comune”, e poi c’è la gente che stufa della persecuzione giudiziaria contro tutti e tutto ha accettato l’elezione di De Luca come il momento della pacificazione generale. E invece con grande maestria politica mette in atto la strategia delle dimissioni per conquistare il cuore della gente, e ci riesce in maniera totalizzante

Da quel 1° luglio e fino al successivo 21 novembre 93 il Comune era stato gestito dai commissari ministeriali Antonio Lattarulo (2 luglio – 13 novembre 93) e da Mario Laurino (14 nov. 93 fino al 6 dic. 93, giorno successivo a quello del ballottaggio).

Giuseppe Acocella detto Pino

Nei cinque mesi da luglio a novembre, essendo stati cancellati tutti i partiti, fiorirono una marea di liste civiche per proporsi all’opinione pubblica in una forma rigenerativa: Progressisti per Salerno (Vincenzo De Luca) – Salerno Progresso (Giuseppe Acocella detto Pino) – MSI/DN (Gaetano Colucci detto Nino) – Sviluppo Solidarietà/Federazione dei Verdi/La Rete Mov. DEM (Filodemo Iannuzzelli) – Salerno/Insieme per Salerno (Giovanni Sullutrone) – Lista Civica (Erberto Manzo) – Rifondazione Comunista (Massimo Bignardi) – Lista per Salerno (Vincenzo Cammarota detto Enzo) – Cambia Salerno (Wilma Fezza in Valiante) – Viva Salerno (Gaetano Parlavecchia detto Nino) – Progresso Democratico (Salvatore Milo) – Salerno Città Nuova (Luigi Santorelli) – Lega Italia Federale (Serafino Molinaro) – Nuove Pagine (Albino Iuzzolino); 14 liste tutte civiche, senza alcun simbolo di partito (eccezion fatta per MSI/DN), per un totale di circa 1.320 candidati; un esercito di aspiranti della nuova politica nonostante le ombre ancora molto lunghe di tangentopoli e i rischi incombenti per tutti quelli che in quell’epoca si dedicavano alla politica. Ma già allora ci si accorse subito che c’era in atto un riciclaggio di vecchi personaggi e non, come si voleva far credere, un rinnovamento totale di uomini e gruppi politici; come, invece, avrebbe voluto lo spirito della nuova legge elettorale partorita da un Parlamento sconvolto dalle inchieste giudiziarie.

Voluta tenacemente da Mario Segni (filo del compianto presidente della Repubblica Antonio Segni) la legge era stata varata il 25 marzo 1993 con il n. 81 (una legge dello Stato italiano che disciplinava e disciplina l’elezione del sindaco, del presidente della provincia, dei consigli comunali e provinciali. La legge venne subito comunemente identificata come la norma che introdusse l’elezione diretta del sindaco da parte dei cittadini). Forse l’unica legge elettorale che ha funzionato davvero molto bene.

Per i 14 candidati alla poltrona di sindaco dl mese di agosto del 93 in poi iniziava una lunga ed estenuante battaglia: fu subito chiaro, però, che la lotta si sarebbe ristretta tra la sinistra (De Luca), il centro (Acocella) e la Destra (Colucci) mentre va profilandosi sempre più concretamente l’incognita del “ballottaggio”, un istituto elettorale assolutamente nuovo e sorprendente.

Nell’ultimo mese prima delle elezioni fissate per il 21 di novembre il candidato della sinistra, mera espressione del PCI, Vincenzo De Luca lancia la nuova strategia della “campagna elettorale solitaria” portata avanti da solo anche negli appuntamenti più importanti; ha capito che l’elettore non gradisce più i vecchi tromboni della politica e si presenta da solo, con maglione nero girocollo e giacca, e supera subito i suoi due maestri della comunicazione mediatica, i proff. Pino Cantillo e Luigi Gravagnuolo, che da qualche tempo lo avevano accompagnato per i tortuosi sentieri della comunicazione sicuri delle sue personali potenzialità.

Giovedì 19 novembre 1993 organizzai negli studi di Tv/Oggi un trasmissione politica; presenti 13 candidati, mancava soltanto Vincenzo De Luca perchè, come detto, egli aveva scelto la via della campagna elettorale solitaria.

Vincenzo De Luca con la ex moglie Rosa Zampetti in una delle prime uscite da sindaco di Salerno

Si votò soltanto nella giornata di domenica 21 novembre 1993; la tensione in città si tagliava a fette ed a tarda sera arrivarono i primi risultati ufficiali che consegnano ai due candidati più forti (De Luca e Acocella) il primo clamoroso ballottaggio della storia politica di Salerno con le seguenti percentuali:

  • Vincenzo De Luca (Progressisti per Salerno) – Voti di lista 22.620 pari al 23.71% – Voti personali 17.829 pari al 19.58 %
  • Giuseppe Acocella (Salerno Progresso) – Voti di lista 18.918 pari al 19.83% – Voti personali 19.223 pari al 21.22%

In pratica gli elettori salernitani scelsero di essere governati il prof. Giuseppe Acocella con il 21,22% dei voti e relegarono Vincenzo De Luca al secondo posto con il 19,58% di voti utili; ma dalle urne venne fuori un segnale che nessuno, forse, seppe o volle cogliere; in pratica da un’attenta lettura del responso elettorale si doveva capire che alla frattura interna al centro faceva da contraltare l’estrema compattezza del popolo di sinistra che con il suo 23.71% aveva superato il centro diviso e sparpagliato che, comunque aveva raggranellato il 19.83%.

Ma la città è in fibrillazione e non solo perché dopo 15 giorni potrà vivere per la prima volta l’esperienza di un ballottaggio, ma anche se non soprattutto per il duello molto incerto tra l’avanzante sinistr deluchiana e l’incognita del centro acocelliano.

Nessuno ancora sa che in quei 15 giorni accadrà di tutto e di più e come sempre anche la magistratura ci metterà il suo zampino.

 

 

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