Aldo Bianchini
SALERNO – La domanda è: “Dopo le recenti ed ultime assoluzioni dei funzionari dell’ARPAC , da adesso in poi a chi dover rompere le scatole ?”.
Chiarisco subito il mio pensiero per non rischiare l’accusa di essere contro la libertà di pensiero e di parola; difatti ritengo fermamente che l’associazione Salute e Vita non ha la facoltà di ricorrere ma ha addirittura l’obbligo di farlo quando scende in campo per la difesa dei diritti e per la sicurezza della salute di tutti; ma c’è un limite a tutto e in questo Paese l’eccessiva possibilità di ricorrere contro tutti e contro tutto, anche da parte della miriade di associazioni private, per non dire personali, impedisce il normale svolgimento della vita aggregativa, lavorativa e gestionale della cosa pubblica in maniera devastante.
E poi, come ho più volte scritto, c’è il guazzabuglio istituzionale dei ricorsi che partendo dal TAR arrivano sempre in Consiglio di Stato, per non dire Cassazione, e per ricominciare, il giorno dopo un pronunciamento negativo, cambiando nel ricorso i pochi e soliti punti di riferimento per costringere ad un nuovo esame della vicenda; per prendere e perdere tempo.
Il caso legato alle Fonderie Pisano con stabilimento industriale sito a Fratte di Salerno è più che emblematico e sfiora il paradosso. Nella fattispecie era accaduto che Salute & Vita aveva accusato, con nomi e cognomi, alcuni funzionari dell’Arpac di aver manipolato i dati scientifici raccolti per favorire le Fonderie.
LA NOTIZIA (fonte Il Mattino, ediz. 30.06.23): Per il collegio della seconda sezione penale, presidente Lucia Casale, le modalità di redazione dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale, per le Fonderie Pisano sono corrette. La decisione è arrivata nel primo pomeriggio di ieri con assoluzione con formula piena, per non aver commesso il fatto, per gli otto imputati accusati di aver redatto false attestazioni. Il pm aveva chiesto l’assoluzione per semplice dubbio sulla esistenza di una causa di giustificazione relativamente ad alcuni reati e per prescrizione per gli altri. Il collegio giudicante, invece, esaminati gli atti e le prove formate nel corso del dibattimento ha ritenuto che i reati contestati non sono stati commessi. A giudizio erano finiti tutti dipendenti dell’Arpac Vittorio Di Ruocco, Gianluca Scoppa, Maria Rosaria Della Rocca, Cosimo Maiorino Balducci, Lucio Ferrara, Giancarlo Germano, Rocco Laezza, Gerardo Risolo. Nel collegio difensivo, invece, gli avvocati Michele Tedesco, Gaetano Pastore, Rito Rizzo e Alfonso Della Rocca, Gianicola Gallotta, Lucio Basco, Felice Lentini e Carlo Di Ruocco. «Sapevo di pote riporre la mia fiducia nella giustizia – ha commentato Maria Rosaria Della Rocca – ho vissuto molto male questa brutta esperienza perchè sono stata presa di mira anche dalle Iene quando, qualche anno fa, mi sono candidata. Fui indicata come la candidata-indagata. Per fortuna ora si è chiarito tutto.
Bene, adesso è tutto finito ? Macchè !! corre voce che qualcuno si appresta a prendersela anche con gli usceri rei di aver manipolato i dati prima di imbustarli ed avviarli verso le sedi di loro competenza.
Una nuova indagine con un nuovo rinvio a giudizio e un nuovo processo ? Speriamo di no.
Altro che “le Fonderie Pisano, un controverso caso nazionale” (come ha scritto un giornale locale); qui siamo di fronte ad “un caso creato ad arte per scopi ben lontani dalla salute della gente”.