antonio cortese (giornalista)
SALERNO – Dall’editoriale del direttore Bianchini oggi si evince un completo stato dell’arte sulla situazione di piazza Flavio Gioia che tanto accalora gli affezionati, i turisti e il commercio. Anche sui social da vari anni gli “archivisti digitali” e tanti altri discutono della tematica che ha interessato ed interessa troppe persone. Le piazze d’Italia però solitamente sono presenziate da una presenza bronzea: Garibaldi, Savonarola, l’eroe del paese; per questo motivo perdurano nella fama non solo urbanistica. Flavio Gioia, “nientepocodimeno” inventore della bussola, a Salerno invece sembra richiamare chissà quale amico di bisboccia. Sicuramente la Porta Nova che la domina ha già il suo protettore da inghirlandare alla propria tradizione, e subito giù una delle tante belle cappelle votive alla Madonna; ma almeno un busto, anche in arte postmoderna, cubica, una mattonella vietrese con il simbolo del navigatore, anche se non salernitano, ma onorato in una città di mare ci calza necessariamente. Le forze straniere già hanno decapitato piazza ferrovia nell’ultimo conflitto mondiale; e lì i nostalgici a piangere le solite cartoline bianche e nere sporcate dalle mani sporche di caffè. Gli artisti a Salerno ci sono e molti hanno superato la settantina. Personalmente scultori come Raiola, Mastroberti ed altri li conosco e sono conosciuti anche nel resto d’Italia, però si sa che sono più alle prese con gli acciacchi dell’età che con stimatori e riconoscimenti che stanno lì sempre ad aspettarli. I ragazzi premiati alla scuola d’arte “Alfonso Grassi” accompagnati dalla figlia Raffaella Grassi coi suoi premi internazionali per quanto ancora devono rimanere in una nicchia? Altrettanto giovani architetti come Mariano Bignardi e tutto l’entourage del circolo Grassi over quaranta, hanno da anni l’innocente e recondita possibilità di dare sostanza alle parole e ai nomi che danno un senso agli indirizzi di Salerno.