Roma, notte – Ciascuno è convinto di averlo fatto, almeno una volta nella vita. Altri sono profondamente sicuri che sia capitato più volte. Altri ancora vivono nella convinzione di averlo saputo fare: amare.
Io no. La gente misura l’amore dal numero di volte che è stata innamorata di qualcuno, da quante volte gli sia capitato di avere una storia d’amore. E comunque è sempre riferito a qualcuno. Io no. Amare è profondamente diverso dall’avere o dall’aver avuto una storia d’amore. Amare è un miracolo che si svolge in assoluta intimità. Che si vive in solitudine ma mai da soli. È un dialogo misterioso che ci unisce. È un parto doloroso che compi ogni giorno.
Saper amare è poi un’altra cosa ancora. Ma cosa significa saper amare? E quando e come è giusto amare? Perché l’amore? Soprattutto, come si riconosce l’amore, il vero amore? E come si comprende quando stiamo amando correttamente? Perché anche l’amore, il vero amore conosce le sue modalità, i suoi codici, i suoi riti. Ha i suoi linguaggi, le sue espressioni, i suoi comportamenti.
Già, le modalità. Generalmente la gente ama ciecamente. Salvo poi a smentirsi quando non si sente amata. O quando viene abbandonata.
Ho sempre prestato poca attenzione e nutrito profonda avversione alle coppie, quando decidono di interrompere un legame d’amore. Anzi, i comportamenti di quegli amanti, un attimo dopo essersi lasciati, suscitano in me profondo dolore, disprezzo e un sentimento di repulsa e avversione insieme.
A chi non è capitato raccogliere le confidenze di un innamorato abbandonato? Tutto l’amore che albergava in quel cuore fino a poco tempo prima, è evaporato. Cede il posto e il passo a sentimenti spregevoli di rabbia, all’inizio. Poi di vendetta. Trovo disgustosa e profondamente menzognera questa tipologia di comportamenti. Perché non la trovo giusta. Come gli idioti che si rendono i regali dopo essersi lasciati. Mi spiace, ma l’amore, il vero amore è un dono. Non un regalo. Un regalo che ci si scambia nelle grandi occasioni. Non è negoziabile, né quantificabile, il vero amore. Il vero amore non conosce rabbia. Non chiede perdono e non ne dà. Semplicemente perché non vi sono colpevoli. Né processi. Le storie finiscono come nascono, talvolta. Ma quello che di bello hanno sempre è l’enorme patrimonio che ti consegnano: ti lasciano i giorni belli, le ore al telefono, un whatsapp quando non te lo aspetti, sanno stupirti, le storie di vero amore; ti raccontano il cercarsi anche di notte, lo sfiorarsi con le mani al risveglio, l’addormentarsi vegliando il sonno dell’altro, dirsi “tesoro mio” in libertà, sognarsi vicendevolmente e raccontarseli, i sogni; infilare il bagno al mattino in due, guardarsi di sotto alle ciglia tra i vetri appannati dello specchio quando ci si lava i denti, esplorarsi nel fumo del vapore della doccia, restare immersi insieme per ore nella vasca da bagno che diventa un oceano di voci, sensazioni, emozioni, di onde che giungono da un mondo primordiale; ti raccontano il vero amore, quelle storie di vero amore. Quell’amore è osservare la luna che sorge negli occhi dell’altro, vederla riflessa negli occhi dell’altro, è stringersi nudi e aspettare le bolle bianche del bagnoschiuma che diventano cristalli e lacrime insieme. Ti lasciano stordito per giorni, dopo una notte vissuta e respirata in due, le storie di vero amore. Il vero amore è litigare e alzare la voce, trovare le parole più dure, anche quelle che san fare male. Per trovare le più dolci poi. E allora basta quel “tesoro mio”, perché i ghiacci si sciolgano. Basta quel “tesoro mio” perché ritrovi la pace nel cuore, la pace del cuore; sì, ti basta perché il mondo ti appaia bello anche quando è brutto, perché il cielo nero si schiuda a miliardi di stelle, ti basta quel “tesoro mio” perché la pace ti entri dentro fino a vedere altri mondi, altre costellazioni, a scoprire nuovi astri nello spazio silente in cui volteggiano i miracoli. Perché è sempre un miracolo, quel “tesoro mio”.
E allora, perché cedere alla rabbia, al desiderio di una becera vendetta, allo sbattersi in faccia tutta la cattiveria di cui si è capaci?
Una volta, qualcuno mi disse: “se un domani vorrai vendicarti…” Lo fermai subito, indignato. Non solo perché evidentemente a me sfuggiva il motivo di quella vendetta annunciata e quasi vaticinata, ma soprattutto perché dimostrava di non conoscermi affatto, io che pensavo mi conoscesse affondo.
Non cedete, mai. Non lasciatevi inquinare. Non sabotate quella enorme ricchezza che è il vero amore. Anche quando vi sentite soli, messi in un angolo, maltrattati, vilipesi, lapidati, crocifissi, dileggiati, scherniti.
Non cedete mai alle provocazioni, anche quando vengono dall’altro. Perché quell’altro ce l’ha una sua storia. Che spesso urla un dolore e, a sua volta, ha gestito i suoi, di abbandoni. E forse ne ha ancora paura. Forse. Talvolta.
Forse vi odierà pure, quell’altro. Lasciatevi anche odiare. Ma non rinunciate mai ad amare. E non rimproveratevi mai di amare troppo. Perché il vero amore non è mai troppo. Tenete dentro di voi quel patrimonio. Non sciupatelo. Non svendetelo. Non mettetelo mai in saldo. Difendetelo. Perché il vero amore aumenta sempre di valore. Perché fa di voi persone migliori. Vi restituisce bellezza, il vero amore. Vi dona armonia. Vi fa dimagrire senza diete. Perché vi nutrite di lui, del vero amore.
Non domandatevi mai se siete amati. Pensate ad amare. Certo che non è facile. Anzi, è difficilissimo. Ma non impossibile. È un atto di fede, il vero amore. È credere nel credere. Credere che i topolini bianchi possano davvero diventare cavalli bianchi. Il vero amore trasforma zucche in cocchi regali e compie prodigi. Ti fa trovare gemme preziose, l’acqua nel deserto, fa piovere all’improvviso sulle dune, fa nevicare sul mare, sposta le stelle lasciando scie di polvere magica, profuma dei fiori che piacciono a te, ti dona eleganza e ti restituisce la verità.
Non porre domande, al vero amore. Perché conosce una sola risposta: “tesoro mio”