Strage di Silla: le mamme coraggio ?

Antonio Citera

SASSANO – Potrebbero passare alla storia di Sassano come <<le mamme coraggio>>, per il salto di qualità e per partire alla grande manca soltanto la presenza delle tre mamme che hanno perso i figli nella strage di Silla del 28 settembre scorso. Mi riferisco alle mamme, non  tantissime in verità, che ieri mattina hanno chiesto ed ottenuto un incontro con il sindaco alla presenza del sindaco di Atena Lucana, del capitano dei Carabinieri della tenenza di Sala C. e del maresciallo comandante la stazione di Sassano. Peccato che anche questa volta la nostra redazione non è stata invitata e siamo stati costretti a seguire i lavori per “de relato”, come si dice in gergo giudiziario. Comunque anche la stampa presente ha avuto dei problemi perché l’incontro era stato, forse, programmato a porte chiuse; ed era giusto che fosse così data la particolarità e la sensibilità degli argomenti di discussione. Da indiscrezioni abbiamo appreso che il capitano dei Carabinieri (zittendo bruscamente il maresciallo di Sassano) ha cercato di far capire alle mamme che non è giusto far passare il messaggio che “le forze dell’ordine non fanno il loro dovere o almeno non lo fanno per intero”. Anche noi ci schieriamo subito con l’Arma , far passare un messaggio del genere sarebbe come voler trovare a tutti i costi “un colpevole” di quanto è accaduto e di quanto potrebbe accadere sulle strade del Vallo di Diano. D’altra parte dobbiamo anche dire e rimarcare che anche le Forze dell’Ordine sono responsabili di controlli all’acqua di rosa e, soprattutto, di non andare a prendere tutti quelli dei quali un rappresentante dell’Arma, la sera del 28 settembre, diceva pubblicamente di conoscere nomi e cognomi degli altri pirati della strada ancora in circolazione. Detto questo vanno richiamate alle loro responsabilità tutte le altre Autorità, Comune di Sassano compreso, che dovrebbe (come ho già scritto) farsi capofila di una cordata di comuni decisi a consorziare le loro forze di “polizia municipale” in modo da renderle più attive sul territorio ben comprendendo che un vigile urbano di Sassano poco o nulla potrà fare nel suo paese mentre molto potrebbe fare altrove. Del resto l’esperienza che molti Comuni dell’agro sarnese-nocerino (territorio più difficile del nostro) stanno da tempo portando avanti con  il consorzio dei vigili urbani ha già dato ottimi risultati in termini di controllo del territorio su un progetto unico che coinvolge anche le Forze dell’Ordine classiche, ivi compresa la Polizia Provinciale che stranamente è stata da tempo quasi fermata. Saranno capaci i Comuni del Vallo di Diano, il cui territorio è particolarmente pericoloso dal punto di vista stradale, ad avviare e portare avanti una simile esperienza ? Vedremo se alla promesse ed alle parole seguiranno i fatti. Per candidare Sassano ad essere simbolo di una battaglia di civiltà ci vuole anche un’altra cosa; bisogna abbattere l’omertà e credere nelle istituzioni ed a farlo dovranno essere innanzitutto le “mamme coraggio” e i genitori in genere. Una mamma avrebbe dichiarato che “troppe volte ho assistito con i  miei occhi a corse e gare spericolate con le auto sulle nostre strade”, a quella mamma (già coraggiosa nell’aver detto quella cosa !!) chiediamo se ha mai denunciato quello che ha visto. Dirlo in un’assemblea purtroppo non vale a niente. Il capitano difatti ha rimarcato l’assoluta assenza di qualsiasi denuncia in tal senso (e questo stride fortemente con la dichiarazione pubblica dell’esponente dell’Arma la sera del misfatto !!), l’accumularsi delle denunce non significa soltanto riempire un fascicolo ma la lenta e inesorabile messa in moto della “macchina giustizia” che anche se si muove sempre in ritardo quando si muove non si ferma più. Le istituzioni potranno garantire la sicurezza a tutti (e in questo ha sicuramente ragione il capitano) soltanto quando noi tutti saremo in grado di superare la barriera dell’omertà che spesso va di pari passo con la connivenza. Volutamente non ho citato i nomi e i cognomi dei sindaci, del capitano, del maresciallo e via dicendo, come hanno fatto e faranno altri giornali con la speranza di qualche clic o di qualche copia in più. Qui c’è in ballo un discorso molto serio che va molto al di là dei nomi e dei cognomi. Le persone c’entrano come i cavoli a merenda; le persone passano e le istituzioni restano.

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