Aldo Bianchini
SALERNO – In questi giorni ho letto su alcuni quotidiani che i “rifiuti in Campania sono il grande affare per i clan malavitosi”. I giornali non fanno altro che mutuare, pari pari, il contenuto della relazione definita “choc” della Commissione Parlamentare d’Inchiesta che ha ultimato i suoi lavori proprio in queste ore. La stampa ha rilanciato la notizia quasi come se la Commissione avesse scoperto d’improvviso l’acqua calda, quando invece non c’è niente di più noto e niente di più antico legato alla mostruosa macchina affaristica della malavita organizzata. Sono ormai una trentina di anni che i clan sono passati dal “contrabbando di sigarette”, pericoloso e costoso, ai più comodi mercati della droga e dei rifiuti. Se per la droga si rischia ancora qualcosa, per i rifiuti non si rischia assolutamente niente. Tanto è scientifico il losco commercio, frutto di accordi sottobanco anche con istituzioni, pubblici funzionari e politici compiacenti. Quindi la Commissione Parlamentare, come spesso accade, non ha scoperto assolutamente niente di nuovo. Sono talmente tanto alti e troppi gli interessi legati alla raccolta ed allo sversamento dei rifiuti solidi urbani che l’azione di prevenzione e di repressione delle forze dell’ordine è diventata davvero molto difficile. La criminalità si adegua e si evolve anche dal punto di vista tecnologico, mentre le forze dell’ordine stentano a mantenere il passo gravati come sono da tagli inverosimili delle risorse umane e strutturali che la crisi economica globale impone ai singoli stati. E’ notorio da sempre che, ad esempio, i responsabili delle ditte che espletano l’attività di raccolta e trasporto dei rifiuti sono tutti riconducibili alla criminalità organizzata, e pur sempre rimane di estrema difficoltà metterli nelle condizioni di non poter operare. Una serie di leggi e leggine, una barriera difensiva ai limiti della legalità, un guazzabuglio di norme impedisce praticamente l’aggressione legittima contro questi individui che continuano a navigare nei marosi dell’incertezza legislativa coperti da una cortina fumogena impenetrabile. Anche nella provincia di Salerno si vivono da tempo remoto tutte queste problematiche che assumono un alto tasso di rischio sociale per la sicurezza di tutti e per la tutela del territorio che viene continuamente violentato con l’interramento di centinaia di tonnellate di rifiuti tossici provenienti da varie zone del Paese. Un esempio per tutti è quanto accaduto negli ultimi decenni nel Vallo di Diano dove intere fette del territorio sono state inquinate dal deposito dei rifiuti tossici. Sono in corso numerosi processi che o si arenano per sempre nelle sabbie mobili della paludosa legislazione o vanno avanti a scartamento molto ridotto rispetto ai tempi che una simile situazione imporrebbe a tutti. Si è arrivati anche all’assurda situazione (come denunciato dal procuratore Franco Roberti) che stanno nascendo numerose ditte specializzate nella bonifica dei territori inquinati dai rifiuti tossici e che anche queste nuove ditte sono in odore di camorra; fino al punto da far pensare che la criminalità organizzata si è specializzata al punto tale che inquina per bonificare. Quest’ultimo aspetto è davvero inquietante.
Gentile direttore,ogni tanto, per avere notizie della matrigna salerno,seguo i quotidiani locali per via internet e non sono meravigliato, nè della cronaca, nè della politica vigente. Essendo giovese, da qualche secolo, con occhio da contadino,ho guardato alla città di cemento che saliva, saliva, saliva…. con sgomento. Di sicuro c’è il mio affetto per i giovesi e per i tanti immigrati in città, che dal dopoguerra in poi hanno portato benessere e problemi. Dopo aver fatto la valigia di cartone e lasciato lacrime e dolori di silenzi insopportabili,mi permetta di salutare la mia gente, tutta vittima di disegni inconfessabili venuti chissà da dove…..Forse c’è bisogno di scoperchiare le fogne turate con cura occhiuta. Le auguro buon lavoro.