ACCIAROLI – A due anni di distanza dall’assassinio del “sindaco pescatore di Pollica Angelo Vassallo” ancora incombe sull’autore o sugli autori e sui probabili moventi il buio più assoluto. La sera del 5 settembre 2010 ad Acciaroli è accaduto un fatto davvero eccezionale ed inusuale nella sua drammaticità, la vita di un uomo viene chiusa per sempre da ben “nove colpi di pistola” esplosi dalla stessa pistola, almeno questo è certo. Qualche minuto dopo sul posto arrivano tutti: inquirenti, parenti, amici, conoscenti e semplici curiosi, forse anche lo stesso assassino come nel migliore dei gialli alla Agatha Christie che lo faceva sempre ritornare sul luogo del delitto. Da quel momento “il caso” è stato gestito da tutti e da nessuno. E’ la seconda volta da quel maledetto giorno che mi capita di dover commentare un’intervista di Dario Vassallo (fratello del compianto Angelo), non lo faccio per sfizio o per puro spirito di contraddizione. Io non so se Angelo Vassallo era un “uomo giusto”, so che era certamente “un uomo” con tutti i limiti e con tutte le prerogative di tanti uomini. Dario vive a Roma e,come raccontano le cronache, sembra abbia dedicato la sua vita alla ricerca delle verità. Una verità che, a mio modo di vedere, non può trovare radicamento soltanto nell’omertà della gente del luogo, semmai la gente del luogo sia omertosa. Sbaglia Dario Vassallo nell’aggredire, attraverso il più noto dei social network, la popolazione di Pollica/Pioppi/Acciaroli, quella popolazione è anche la “sua popolazione”, lì è nato e cresciuto; lì è nato e cresciuto anche suo fratello Angelo con il valore aggiunto che “il sindaco pescatore” lì ha fatto anche politica, ha curato interessi, ha raggiunto accordi, ha gestito il potere. Ha torto, dunque, Dario Vassallo quando si intestardisce alla ricerca affannosa, e forse inutile, di disinteresse, di omertà, di ostacoli, di coperture, di accordi e di congiure alle spalle di suo fratello. Fa bene, invece, quando gira l’Italia per raccontare la storia di suo fratello, per lanciare un messaggio di legalità e di trasparenza al fine di poter concorrere alla definitiva eliminazione di fatti di sangue come quello che ha riguardato il compianto Angelo. Capisco che su questi basi, su questo modo di pensare da parte mia, molto verosimilmente Dario Vassallo non concederà mai un’intervista a questo giornale; ma che fa, mica il giornalista deve fare per forza interviste, meglio evitarle quando si ha la possibilità di contribuire, ognuno nel suo piccolo, al ristabilimento della verità. E la verità, gentile Dario, potrebbe essere anche un’altra. Invece che di fronte all’omertà potremmo trovarci anche di fronte alla incapacità dei tanti investigatori di fiutare e perseguire la pista giusta. Sono state talmente tante le promesse degli inquirenti in questi due anni che allo stato riesce davvero difficile credere ancora nelle chiacchiere, nelle promesse di imminenti rivelazioni, nelle rassicurazioni di eclatanti arresti. L’ho scritto diverse volte nei precedenti articoli dedicati a questa vicenda, qui è stato sbagliato tutto fin dall’inizio: la pista della camorra, il colonnello dei Carabinieri che strappa la piccola telecamera in piazza, la mancata individuazione di quei tre sms partiti e ricevuti sul cellulare di Angelo la sera del 13 agosto 2010, l’inseguimento di quel ragazzo dedito alla tossicodipendenza fino in Sud America, il coinvolgimento della Vigilessa di Roma, del compagno e del padre della donna già ufficiale dei Carabinieri, l’arrivo immediato sul posto di due pm che prendono strade diverse nelle indagini, il subentro della DDA di Salerno che ricomincia tutto daccapo, l’accanimento della Procura di Vallo contro la figlia di Angelo, la brutta storia della scrivania e della concessione edilizia per il ristorante. Insomma sulla scena del delitto è arrivato di tutto e di più, e tutto è stato bruscamente inquinato, anche da chi con molta buona volontà voleva scoprire la verità senza rendersi conto che concorreva al suo insabbiamento. No, gentile Dario, gli abitanti del posto non finiranno a fare i garzoni di gente venuta da fuori, hanno una loro autonomia connessa a sicura professionalità e continueranno ad accogliere interi flussi turistici superando le difficoltà intrinseche alla perdita di un uomo come Angelo, ma andando avanti ognuno per la sua strada. E’ tempo di seppellire l’ascia di guerra insieme alle polemiche ed ai livori del passato. Alla prossima.
direttore: Aldo Bianchini