CASINI UP!

di Michele Ingenito

Sugli scudi l’attuale leader dell’UDC Pierferdinando Casini! Down, invece, tutti gli altri: colleghi o ex-colleghi Presidenti della Camera. Il primo ha rinunciato ai privilegi derivanti dalla carica ricoperta. Gli altri invece no. Patetica la giustificazione di Irene Pivetti. Non lascia per non mandare sul lastrico gli attuali collaboratori. Nessuna dichiarazione sostanziale, invece, di Luciano Violante e del novantasettenne Pietro Ingrao, così come del Presidente in carica Fini.

Sui sofismi della lingua italiana utilizzati (silenzi inclusi) per non mollare non è il caso di intrattenersi, trattandosi di personaggi politici di indubbia intelligenza e levatura critica, politica e diremmo anche culturale.

Ciascuno, a modo proprio, ha ragione. Non sarà né per i soldi, né per il prestigio la mancata rinuncia ad auto di servizio, segreteria e quanto altro per ben dieci anni dopo l’incarico ricoperto.

Per qualcosa comunque sarà. E, per quel qualcosa che in tempi di crisi ammonta a diversi milioncini di euro, la mancata rinuncia ai privilegi suona come l’ennesima beffa per gli italiani.

Ciò che conta in momenti come questi in cui, ad ogni levar del sole, segue pedissequamente la lagna radio-televisiva e mediatica in genere fatta di elenchi infiniti di tasse e sovrattasse, aumenti e legnate di ogni genere sempre più aggiornati, sapere che i grandi uomini di stato non rinuncino a privilegi di casta di per sé di stampo medioevale triplica la rabbia in corpo a tutti; in particolar modo alle fasce medie e basse, oltre che povere, della popolazione.

Nessun suo collaboratore andrebbe sul lastrico gentile Pivetti. Lei sa bene che il sistema provvederebbe comunque a riciclare i suoi segretari o segretarie all’interno delle strutture parlamentari centrali e/o periferiche, trattandosi comunque di personale di casta. Con qualche sacrificio, magari; legato a trasferimenti altrove o presso altre strutture; la qualcosa metterebbe comunque al sicuro la sua coscienza giustamente protettiva.

Il suo attuale autista personale di stato, ad esempio, presumibilmente un uomo in divisa, potrebbe, andare a rafforzare le già scarne forze di polizia. O, se un civile, essere addetto là dove c’è penuria di personale proprio a causa dei tanti privilegi di casta.

Casini è stato in tal senso il più intelligente ed il più onesto di tutti. Bisogna dargliene atto. Questa, almeno, è l’immagine che si è stampata nelle menti degli italiani; di quelli che leggono o guardano tutti i giorni giornali e TV, sperando in qualche buona notizia dalla quotidiana mannaia di stato.

E quella di Casini è stata una buon a notizia, che fa sperare; diversamente dagli altri suoi colleghi o ex-colleghi, impegnati a vario titolo a strapazzare il proprio cervello per offrire una tesi convincente agli italiani sulla mancata rinuncia al proprio assurdo privilegio.

Monti dovrebbe riflettere attentamente su una cosa e tirarne le dovute conclusioni. L’accanimento finanziario pur storicamente comprensibile oggigiorno sulla testa degli italiani a reddito certo si sta trasformando in una sorta di comunismo a 180 gradi.

Ci spieghiamo. Il paese è al collasso, in recessione per dirla con i tecnici del ramo, e, quindi, avendo forse vissuto finora al di sopra dei nostri mezzi, bisogna tornare indietro e stringere la cinghia. Per essere certi di cotanta esigenza cosa si fa? A coloro i quali vivono di stipendio e di fonti comunque certe di reddito, si riducono le entrate attraverso gli aumenti di benzina, luce, gas, alimenti di prima necessità, beni, insomma di pura sopravvivenza ormai.

Siamo tutti nella stessa barca ed è, quindi, giusto, che tutti paghino proporzionatamente ai propri redditi. Il che vuol dire in parti uguali. Gesù Cristo non avrebbe potuto non essere d’accordo. Il comunismo è anche questo; anzi, è questo. Ma a 360, non a 180 gradi!

Perché alle fasce a reddito certo, che sono numericamente superiori alla massa degli agiati, dei ricchi e dei superricchi, non corrispondono effetti da mannaia identici.

Certo, le cose stanno migliorando grazie ai ministri tecnici guidati da un Super-Mario. La Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate recitano la propria parte. E i risultati si vedono.

Ma non basta. Questo è un paese governato ufficialmente dalle forze politiche. Chiamiamolo sistema-Paese. Poi, al suo interno, ci sono diversi altri sistemi che sconfinano nelle lobby infinite e/o nella mafia. Che fanno altro sistema tra i sistemi.

Il grande scontro tra sistema ufficiale e antisistemi non è ancora avvenuto. Ufficialmente almeno. Perché, sotto sotto, se le stanno dando, e da tempo, di santa ragione. Non si capisce, altrimenti, perché la grande finanza, le banche, i poteri nascosti continuino a spremere le masse pur di non rinunciare ai propri privilegi.

Insomma, fin quando il comunismo si applica al popolo (a reddito fisso) va bene. Guai, però, ad alzare il tiro. Il casta-capitale di una parte di società – la più potente – ossessionata all’idea di dovere mollare buona parte dei propri redditi a migliaia di zero non ci pensa neppure a mollare la presa in nome dell’odiato comunismo.

Meglio scendere in piazza, se necessario, e spararsi l’uno contro l’altro per una controrivoluzione a venire, se qualcuno ci prova soltanto a rimodellare una società sempre più in dissesto con i propri valori e con la propria etica.

Ecco perché Casini ci è piaciuto. E molto, con la sua immediata rinuncia agli assurdi privilegi di stato. Un’operazione-immagine meditata? Forse. Comunque intelligente ed opportuna.

E’ di questo, anche di questo che gli italiani di oggi hanno bisogno. Per un conforto morale, se non altro, che poco o nulla darà loro in tasca; ma che li aiuta a sperare più che a rinnegare la politica rappresentata dai Lusi dalle vacanze a sbafo pubblico da 80.000 euro a viaggio e dai tanti ladri che si annidano pericolosamente tra le maglie di uno stato in buona parte corrotto e magnaccia nella sua classe dirigenziale pubblica e in parte politica.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *