Pezzullo: un signore mai frequentato, ma signore !!

Michele  Ingenito

SALERNO – Più volte lo incrociavo al supermercato della “Sanginella”, in quel di Sala Abbagnano. Parlo di Sossio Pezzullo, il sen. Pezzullo, morto una settimana fa. Il saluto era sempre reciproco e discreto; un paio di battute, magari di circostanza, eppure piacevoli, per la piacevolezza di un incontro che, senza dirlo, ne evocava molti di più, quelli di anni andati. Quando entrambi frequentavamo i palazzi cosiddetti alti, della Roma che conta: lui da senatore della Repubblica, Palazzo Madama, quindi; chi scrive, invece, da semplice giornalista parlamentare. Il colore e la passione politica che ci accomunavano erano tutti in chiave ‘carmelitana; per i meno addetti ai lavori diciamo pure contiani. Anche se, la folta pattuglia salernitana di varie fedi politiche del tempo annoverava personaggi in sé simpaticissimi e amichevoli; Paolo Del Mese, ad esempio, e Clemente Mastella, Francesco Curci e Gaetano Fasolino, e tanti altri. Vederli ‘scazzottare’ a vicenda nei discorsi politici di piazza del tempo e, poi, sotto braccio la stessa sera tardi, tra una pizza e l’altra, faceva una qualche tenerezza. O, forse, senso di quella ‘fregatura’ di tipo ideale a cui restano abbindolati i più, gli elettori. Certo Conte era un po’ il riferimento per tutti. Una mente politica lucida e decisamente superiore, in grado di competere con i grandi del tempo: da Craxi ad Andreotti, da Forlani a De Mita. Tutti gli facevano la ‘corte’, quindi, anche nei sempre più rari spazi riservati al piacere di un niente comunque salutare. Lunghe passeggiate tra Palazzo Chigi e Via del Corso, la sera tardi, in attesa che uscissero le prime copie dei quotidiani del giorno dopo.  Pezzullo, in verità, non era un grande habitué di spazi, tempi o passi perduti. Ma, quando appariva, raramente tardi di sera, non potevi ignorare quello stile garbato ed elegante, soprattutto discreto; nei toni di voce come nella gestualità. Un signore d’altri tempi, evidentemente abituato a non alzare mai la voce. Eppure, di problemi ne avrà avuti, eccome, vista la caratura imprenditoriale che lo caratterizzava. Mai un urlo, però, mai una sovrapposizione dialettica, anche quando sapeva di avere ragione. La politica aveva (ed ha) le sue regole comportamentali. Anche se, per il mancato senatore democristiano ‘rubato’ dal Garofano, discrezione e stile erano prassi; a prescindere dalle passioni, dall’esigenza a volte necessaria di farsi largo a bracciate. Atteggiamenti che mi hanno sempre colpito in quel mondo dove i valori vestono abiti di circostanza; e, per questo, cambiano look, ravvivati o addomesticati dall’interesse del momento, più che dal rispetto e dalla stima autentici. Le origini fanno il resto; spesso, sempre più spesso. Quelle del sen. Pezzullo ‘tradivano’ una eleganza che incuteva soggezione e rispetto; per lo strano eppure incontestabile verdetto della verità. Di un signore d’altri tempi o, come molti preferiscono, di un galantuomo di cui Salerno che conta avvertirà a lungo la mancanza.

 

 

 

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