Aldo Bianchini
SALERNO – Il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Salerno, Americo Montera, l’avvocato Montera e, soprattutto, l’amico Americo sa benissimo che io faccio il giornalista per pura passione e non per professione (volendo nobilitare questo termine !!). Mi accingo quindi a commentare l’ennesima travolgente vittoria di Americo Montera ai vertici dell’avvocatura salernitana che può benissimo rappresentare l’intera avvocatura provinciale, quella cioè degli altri distretti giudiziari. Le maggioranze del tipo bulgaro o afgane non mi sono mai piaciute, anzi in me hanno sempre alimentato dei sospetti, tanto da essermi tenuto sempre lontano e comodamente al riparo. Ebbene nell’ultima tornata il presidente ha sfiorato il 92% dei consensi raggranellando 1972 voti su 2306 disponibili. La povera (si fa per dire!!) Valentina Restaino è finita ad anni luce di distanza con le sue 218 preferenze. Di fronte a queste cifre impressionanti bisognerebbe stare solo zitti, così come ha fatto tutta la stampa locale che si è limitata (come accade in tanti altri settori) a pubblicare i risultati e le dichiarazioni del presidente e della controparte. Io preferisco andare oltre e dire subito che un consiglio composto da figli di avvocati non è un consiglio moderno e non può essere portatore di novità e di riforme. Un consiglio composto dai figli della casta è un consiglio conservatore. Punto. E qui non mi invento niente di nuovo se lo stesso presidente Montera si è posto subito questo problema promettendo, al momento solo a parole, di avere un occhio di riguardo anche nei riguardi di chi non ha avuto la fortuna di avere “il papà avvocato”. La casta è sempre casta, e quella degli avvocati è una casta ben consolidata nel nostro Paese, tanto è vero che il primo durissimo scontro dei presunti innovatori di Monti è stato proprio con l’avvocatura. Ma l’amico Americo, essendo un uomo di mondo, è corso in aiuto anche della sconfitta Valentina affermando che “tutti quelli come Valentina e lei stessa rappresentano il futuro dell’avvocatura salernitana”. Belle parole, non c’è dubbio, ma una mano vera mica gliel’ha tesa, niente affatto; la brava Valentina rimane out. Ma Americo è un grande, non per niente è un uomo di mondo, e cerca di dare sia a destra che a sinistra facendo astutamente leva sui sentimenti: “I miei colleghi, la mia forza, anche per affrontare le dure battaglie contro gli scellerati provvedimenti governativi….”. Altro che riformismo moderno, mi sono detto, con un consiglio fatto da figli della casta, con un conservatorismo puro, per vedere qualche novità bisognerà aspettare ancora decenni mentre l’intero Paese brancolerà nel buio dei privilegi e delle lobbies a disdoro della ventata di gioventù dietro ogni angolo negli altri Paesi, senza scomodarsi di pensare (ma solo per esempio!!) al giovanissimo Rick Santorum che si fa sempre più largo, a gomitate, nella corsa delle primarie USA. Ma il vero capolavoro il mitico Americo Montera lo compie quando evoca Joseph Rudyard Kipling (1865-1936) e la poesia che scrisse per il figlio nel 1895 (quando il poeta aveva 30anni) concludendola con la famosa frase: “And –which is more- you’ll be a Man, my son !” (“E –cosa più importante- sarai un uomo figlio mio!”). Se è vero, come è vero, che quella poesia per alcuni pochissimi aspetti è ancora attuale e commovente, il presidente Montera però ha dimenticato che quella poesia fu scritta ben 117 anni fa e che il figlio cui era diretta non seguì nessuno dei consigli del famoso padre e finì male, molto male. Spero che la storia non si ripeta e che l’avvocatura salernitana, malgrado tutto, riesca a risollevarsi dalle paludi del conservatorismo per lanciarsi nel mondo della globalizzazione e della tecnologizzazione più forzata. E ne ha tutte le capacità e le professionalità per farlo.
Montera: nel segno del rinnovamento ?
